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Disturbo dell'Identità di Genere

Disturbo dell'identità di genere

Il Disturbo d'Identità di Genere o Disforia di Genere, fa riferimento al profondo distress derivante dalla discrepanza tra il genere percepito come proprio e quello assegnato alla nascita.

L’identità di genere è uno dei fattori psicosessuali che insieme a orientamento sessuale e comportamento sessuale vanno a costituire, nel contesto generale della personalità, la sessualità dell’individuo. L’identità di genere riguarda la sensazione intima e profonda, la convinzione permanente e precoce che la persona ha di sé come individuo maschile, femminile o ambivalente (ovvero come persona che non si identifica necessariamente né con il genere femminile né maschile). L’identità di genere è, in altri termini, il “senso di se stesso”, la percezione e la consapevolezza della propria individualità maschile o femminile o ambivalente, particolarmente come esperienza sessuata di se stessi e del proprio comportamento. Si differenzia dal ruolo di genere che indica tutto ciò che una persona dice o fa per indicare agli altri o a se stesso la propria femminilità, mascolinità o ambivalenza, attraverso atteggiamenti ritenuti "appropriati" per il maschio e la femmina in una data società e momento storico. Si distingue anche dall'orientamento sessuale che rappresenta, invece, la modalità di risposta ai diversi stimoli sessuali e, quindi, anche l'attrazione emotiva, l’attivazione e l’interesse sessuale verso i maschi, le femmine o entrambi.

Il termine transgender (oltre all’aggettivo derivato transgendered) costituisce un termine “ombrello” o di spettro che include tutte le persone varianti rispetto al sesso (J. Green, 1994), che non si riconoscono all'interno dei "normali" generi maschile e femminile, che sono invece considerati come due estremi di un'identità in continuo movimento tra i due poli di maschio e femmina. Coniato all’interno del Movimento di Liberazione Transgender, esso “trascende le categorie esistenti e restrittive di identità di genere, è più neutrale a proposito dell’eziologia e comprende la vasta complessità delle manifestazioni e delle identità di genere” (Pfäefflin e Colemann, 1997). In genere, i transessuali vengono considerati una sottocategoria dei transgender. Tale termine non va assolutamente considerato un sinonimo di “persona con DIG”, ma per molti costituisce solo un esito possibile di tale categoria diagnostica. Shapiro definisce questo gruppo come formato da “coloro che sentono che il proprio autentico genere è variante rispetto al proprio sesso biologico… che stanno cercando di “passare” come membri del sesso opposto… che hanno avuto un intervento chirurgico di riattribuzione di sesso o stanno sottoponendosi a un trattamento medico con la prospettiva di mutare anatomicamente il proprio sesso”. Non tutti i transessuali si considerano dei transgender, in quanto desiderano espressamente cambiare chirurgicamente il proprio corpo e richiedono delle cure mediche di conseguenza.

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