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Il gioco nello sviluppo del bambino

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Il gioco è per i bambini il modo attraverso cui sviluppano l’immaginazione, la creatività e la vita emotiva.

Può avere forme diverse e diverse funzioni: offre la possibilità di sperimentare ruoli e identità (dottori, supereroi, fate, principesse, cavalieri solo per citarne alcuni) e permette di esprimere paure attraverso l’attribuzione a personaggi, peluche o altri giocattoli.

E’ un modo per elaborare le proprie esperienze (ansie, preoccupazioni, conflitti ma anche gioie) e scoprire modalità per gestire emozioni intense come la rabbia.

Il gioco è anche un modo per assumere il controllo: le cose nel gioco vanno come vuole il/la bambino/a, è un modo per affermare la propria identità, i propri pensieri e desideri. 

Per fare un esempio di queste funzioni del gioco potete pensare al giocare a nascondino dei bambini di 3-4 anni, che consente di elaborare le ansie legate alla separazione, al perdere qualcuno per poi ritrovarlo. 

In terapia il gioco è lo strumento di elezione, perché è il linguaggio dei bambini, quindi il miglior strumento di relazione e comunicazione: il bambino attraverso il gioco comunica ciò che non può o non riesce ad esprimere a parole, ciò di cui non è consapevole, mostrando il suo mondo psichico e relazionale. Il terapeuta acquisisce così informazioni sulla qualità del contatto del bambino con i propri sensi, sul suo livello di sviluppo mentale, sulle sue competenze, sulla sua vita affettiva ed emotiva, sulla sua capacità di gestire le emozioni, sulle fantasie e angosce che abitano il suo mondo interiore e su come vive le relazioni nel suo ambiente quotidiano, come ad esempio la famiglia e la scuola. Se ti interessa puoi approfondire l’argomento leggendo il mio articolo La psicoterapia con il bambino.

Dr.ssa Sara Bradac

Psicologa-Psicoterapeuta

Gestalt Play Therapy Practitioner

 

Nella logopedia dell' età evolutiva il gioco è lo strumento principale e viene utilizzato nel trattamento di tutte le difficoltà comunicative che possono incontrare i bambini nel corso del loro sviluppo.

Per raggiungere un obiettivo vengono scelte attività ludiche in base all’età, agli interessi e alla fase linguistica in sui si trova il nostro piccolo paziente.

Se, ad esempio, uno degli obiettivi terapeutici dovesse essere abituare il bambino a rispettare il turno comunicativo, potremmo scegliere tutta una serie di attività che lo aiutino ad apprenderlo, come semplicemente impilare una torre fatta di Lego. 

Lo stesso percorso potrà essere continuato a casa con i genitori o con chi si prende cura del bambino in modo che tale comportamento, che è uno delle basi della comunicazione, venga appreso velocemente e generalizzato in tutti i contesti in cui il bambino si trovi.

Dr.ssa Chiara Corvaglia

Logopedista

 

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